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Guy Debord e
il detournement
Arcadio Baracchi e Iacopo Fallani dalla
trasmissione musicale
“Non siamo stati noi”
nonsiamostatinoi@controradio.it
(Articolo apparso su il "Rosso Fiorentino"
mensile di Controradio.
Sul finire dell’anno appena passato ricorreva il
decennale della scomparsa di uno dei personaggi
più controversi ma tra i più fondamentali del
pensiero del ‘900. Guy Debord aveva segnato
profondamente il mondo intellettuale degli anni
a cavallo fra ’50 e ’60 tanto da essere
considerato, insieme alla da lui fondata e
animata “Internazionale Situazionista”, uno dei
padri nobili del ’68 parigino.
Ad oggi lo possiamo ricordare anche come il
teorico e il feroce critico del mondo dello
spettacolo così come noi lo conosciamo oggi e
così come lo predisse lui, più di trent’anni fa.
A Guy Debord, intellettuale “totale” sospeso fra
la teoria (cinematografica, estetica. politica)
e la pratica della stessa, sono state dedicati
fiumi di parole, a volte adoranti in maniera
quasi imbarazzante, a volte ostili, come se da
lui stesso derivasse la degenerazione del senso
stesso dell’aggettivo “situazionista”, termine
tornato buono un po’ per tutto ciò che sembra o
troppo provocatoriamente intelligente o troppo
chiaramente sbracato e ruffiano. Chiaramente, a
noi non interessano troppo queste diatribe. Ci
interessa casomai un aspetto del pensiero di
Debord che più di altri si interseca con la
“missione” di NSSN: il détournement, prassi
artistica o tattica di guerriglia intellettuale
che lo si voglia definire.
Il détournement teorizzava l’appropriazione e la
modificazione di materiali artistici
preesistenti per la creazione di un gesto
artistico nuovo, una nuova “situazione”(ach, ci
stiamo cascando anche noi!). Se ci allontaniamo
dal senso politico della teoria debordiana,
interessata più che altro alla sovversione del
mondo culturale e dalla possibilità di mescolare
linguaggi artistici “alti” e “bassi”, ci
ritroviamo a contemplare una prassi creativa
attiva praticamente da sempre.
Come non citare pratiche settecentesche di
riutilizzazione di materiali preesistenti propri
o di altri. Un fenomeno che ha dato vita anche a
forme , oggi inconcepibili, di pout pourri ,
“creature” mostruose , e non in senso latino.
L’attuale tendenza alla “contaminazione” ,
termine per altro orrendo, osmosi fra ambiti e
generi diversi, finalmente tornata alla carica ,
è stata una necessità dettata dalla chiusura
degli ambiti musicali a compartimenti stagni che
“noi stessi” ( noi no di certo : “Non siamo
stati Noi”.), abbiamo, come società di mercato,
prodotto sulla cultura tout court.
L’utilizzazione della musica “popolare” (come si
fa a non virgolettarla dato il significato
negativo che erroneamente questo termine ha
ormai assunto nel parlare comune) è stato una
consuetudine giusta e naturale storicamente e
concettualmente .Riconoscere in essa, la matrice
comune dei molteplici generi musicali,
meccanicamente suddivisi, più per maniacali
tensioni alla creazione di barriere che per
reali necessità di distinzioni tecniche e
stilistiche , ha solo inaridito la libertà di
fruizione dell’ascoltatore , portandolo così
alle inevitabile sterilità frutiva.
Fortunatamente il “mercato” (si fa per dire!!)
dei creatori - compositori ha visto lavori
estremamente interessanti su questi fronti da
sempre.
La recente riscoperta della “contaminazione” è
solo una naturale necessità di ampliamento al di
là del “proprio genere di appartenenza” ,
tendenzialmente in esaurimento, che in
particolare nella musica classica ha sempre
avuto una forte presenza, anche se più vicina
alla citazione che alla rielaborazione o alla
pura riutilizzazione.
Dall’inserimento di elementi musicali
extra-europei, vedi le contaminazioni dalla fine
dell’800 dopo l’esposizione universale di
Parigi, nella pittura e nella musica in
particolare ( le atmosfere di un Debussy , le
scale esatonali), alle composizioni
neo-classiche di Strawinsky ( Edipus rex e
Pulcinella su temi di Pergolesi , il compositore
settecentesco) alle più attuali citazioni
tematiche mozartiane di un S.Sciarrino negli
anni ’80 con opere come Aspern Suite o alle
recenti rielaborazioni di un F. Vacchi , autore
della colonna sonora del “Il Mestiere delle armi
“ di E.Olmi, di temi di Dowland, fino alle voci
preregistrate di passanti su una strada
newyorkese di City Life di S.Reich.Ma gli esempi
da citare sarebbero dei più vari e non solo
musicali.
Diciamo però che questa pratica per alcuni
decenni era stata abbandonata ed ha avuto una
rinascita in ambito classico negli anni ’70
estendendosi ultimamente in modo massiccio anche
negli ambiti “extra-colti”.
Negli ultimi anni, infatti, molti fra i lavori
più interessanti della scena dance e elettronica
hanno “detournizzato” quintali di materiali
preesistenti, provenienti da mondi musicali
diversi e miscelati con cura un sampling alla
volta. Un esempio fra i più lampanti era ed è
“Endtroducing …”di DJ Shadow (Mo’ Wax, 1996) .
Shadow, al secolo Josh Davis, percorreva in
lungo e in largo tutto lo spettro musicale
mixando campioni di jazz, di hip-hop old skool,
frammenti di colonne sonore, passi orchestrali:
il risultato finale fece urlare al miracolo più
d’uno, per l’enciclopedico tour sonoro che DJ
Shadow forniva senza risultare solo un pedante
compilatore di sequenze al computer. Per
spostarci un po’ più avanti nel tempo, ecco due
detournatori che molto hanno a che vedere con
Controradio: Go!Team e Maniaci di Dischi. I
primi, presenti anche nella playlist della
vostra radio preferita, hanno esordito con un
album “Thunder, Lightning, Strike's” pieno zeppo
di campionamenti che vanno da cori di ragazze
pon pon ad un armonica a bocca che ricorda il
miglior Morricone, ai frammenti delle sigle dei
telefilm anni ’70 (un peccato anagrafico
veniale, senza dubbio). Elettronica intelligente
e, anche qui, quel po’ di enciclopedismo che non
guasta. Per quanto riguarda i Maniaci dei
Dischi, vedere sotto il file “ultima edizione di
Station to Station”: jazz suonato dal vivo da
quattro musicisti in carne ed ossa e risuonato
dai tre DJ presenti sul palco, miscelato con
drum ‘n’ bass, elettropop anni ’80 e qualsiasi
cosa si possa adattare al loro eclettismo
musicale. “Hey, presto!”, il loro nuovo sforzo
discografico li manifesta come fra i più
intelligenti détournatori nostrani.
Dunque per usare le parole di Debord : “La
vittoria spetterà a coloro che sapranno fare il
disordine, pur senza amarlo”.
Copyright A.Baracchi e I.Fallani -
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