|
ARCHIVIO ARTICOLI
Dedicato a un ragazzo italiano
Lucio Battisti è morto il 9 settembre 1998,
all’età di 55 anni. Com’era prevedibile, la sua
scomparsa ha stimolato un’attività editoriale
intensa: sono bastati pochi anni perché le
librerie si riempissero di volumi dedicati alla
figura del cantautore reatino. Fra i tanti vale
la pena di ricordare quello di Francesco Mirenzi,
Battisti Talk (Mare Nero, 2002) e Battisti. Così
è nato il sogno, che Roby Matano ha pubblicato
nel 2003 per la Piemme. Al tempo stesso,
numerosi programmi televisivi e radiofonici
hanno ripercorso la parabola dell’artista,
offrendo anche episodi poco noti come le
versioni inglesi e tedesche di alcune sue
canzoni. Meno conosciuti, anche se altrettanto
numerosi, sono gli omaggi musicali che vari
artisti hanno dedicato al cantautore.
La storia della musica offre numerosi esempi di
artisti (e gruppi) che raggiungono il successo
perché si fanno interpreti di una generazione.
Un caso paradigmatico è quello dei Beatles. Per
quanto riguarda l’Italia, fatte salve le
evidenti differenze, Lucio Battisti ha fatto
altrettanto. Lui cantava l’amore, il tradimento
e la gelosia mentre tanti altri mettevano in
primo piano l’impegno politico, la contestazione
studentesca o la questione palestinese. Questo
spiega perchè nessun cantautore, nemmeno un
gigante come De André, è rimasto nel cuore degli
italiani come lui. Battisti era essenzialmente
un ragazzo italiano, nel quale ciascuno poteva
ritrovare un pezzetto della propria esperienza
umana. Non fanno eccezione i musicisti,
soprattutto quelli legati al jazz.
Per Lucio
L’interesse del mondo jazzistico per i
cantautori non è un fenomeno circoscritto
all’Italia. Il pianista belga Charles Loos ha
pubblicato French Graces (Lyrae, 2003), dove
rilegge Brassens, Brel e altri autori
francofoni. Project Brassens, un gruppo di
musicisti inglesi riuniti attorno alla cantante
Maxine Green, ha
realizzato due CD con musiche del celebre
cantautore francese (La marine, 2001, e Le vent,
2003, entrambi pubblicati da Shelly Studios,
www.projetbrassens.eclipse.co.uk).
Tornando a Battisti, uno degli omaggi più belli
è quello di Renato Sellani. Il celebre pianista
marchigiano ha vissuto gli anni in cui il jazz e
la musica leggera intrattenevano legami regolari
e fecondi: lui stesso ha lavorato con gli
artisti più diversi, da Fred Bongusto a Gerry
Mulligan, da Mina a Chet Baker.
Il suo Per Lucio Battisti (Philology, 2000),
quindi, è un omaggio coerente, dove Sellani si
trova pefettamente a proprio agio con il
repertorio del cantautore. La formazione è
quella classica del trio (piano-basso-batteria).
Nel complesso si tratta di un disco fatto con
passione, non entusiasmante ma di ascolto molto
piacevole. Chiude l’unico brano cantato, E penso
a te, nel quale spicca la voce di Tiziana
Ghiglioni.
La cantante savonese è anche l’autrice di due
dischi dedicati a Battisti. L’interesse di
Tiziana Ghiglioni per la canzone d’autore si è
già espresso in due dischi dedicati a Luigi
Tenco (Tiziana Ghiglioni canta Luigi Tenco,
1993, e Tenco’n Jazz, 1998, entrambi pubblicati
da Philology)
Lo stesso avviene con Battisti, le cui canzoni
vengono rilette in Battisti! (Philology, 1998) e
Battisti Volume 2 (Philology, 2000). I due
dischi nascono dalla collaborazione con
l’ambiente jazzistico fiorentino: Alessandro Di
Puccio (vibrafono) e Alessandro Fabbri
(batteria) sono gli unici presenti in entambi i
lavori, affiancati da altri fra i quali i
pianisti Franco Santarnecchi e Leonardo Pieri.
Si tratta dello stesso ambiente nel quale si
muove Luca Flores, il grande pianista morto
suicida nel 1995, al quale Tiziana Ghiglioni
cantante ha dedicato il suo ultimo disco (So
Long Flores, Splasc(h) 2004).
Battisti Volume 2, a differenza del disco
precedente, contiene soltanto brani firmati
dalla coppia Battisti-Mogol, fra i quali
Emozioni, Amarsi un po’ e Prendila così. La
cantante reinterpreta Battisti e lo arricchisce
senza stravolgerlo: il risultato è eccellente.
In tutt’altro contesto si situa Sinceramente non
tuo (Epic/Sony, 2003), realizzato da tre ragazzi
milanesi: Alessia e Giorgia Alissandri e Roberto
Martinazzo, alias EquiVoci. Il disco, nato da
un’idea del giornalista Franco Zanetti, si basa
su una strumentazione scarna: voci femminili e
un quartetto d’archi
Fra i tanti dischi che rileggono l’opera
battistiana, Sinceramente non tuo è
probabilmente l’unico che
contiene unicamente brani nati dalla
collaborazione con Pasquale Panella. Ecco quindi
Don Giovanni,
Hegel, La sposa occidentale. I testi criptici
interpretano perfettamente il nuovo corso del
cantautore, che ha lasciato le scene e ha deciso
di condurre una vita ritirata. La sua musica si
fa sempre meno melodica, più involuta, con
lunghi testi che tendono ad appesantirla. In
pochi anni buona parte di coloro che seguivano
Battisti si allontanano da lui.
Battisti in rock (Azzurra, 2003), del gruppo
Taglia Unica, ha un titolo che parla da solo.
Dietro questo pseudonimo si nasconde Matteo
Dalla Chiara, giovane cantante veneziano dalla
voce calda e aggressiva. Il gruppo dedica il
disco allo stesso Battisti: sulle note di
copertina si legge “A chi rimarrà indelebile nel
tempo, grazie Lucio”, a ulteriore riprova del
seguito che il cantuatore si è guadagnato anche
fra le nuove generazioni. Molti brani
(Un’avventura, I giardini di marzo, Il nostro
caro Angelo) vengono riletti all’insegna di un
rock robusto che si esprime attraverso una
strumentazione essenziale (chitarra, basso e
batteria).
Più inconsueto Semplice Lucio, dove Giandomenico
Anellino interpreta i brani del cantautore con
l’ausilio della sola chitarra acustica. Le
canzoni scelte appartengono al periodo della
lunga collaborazione con Mogol. Si tratta dei
pezzi più celebri: da Emozioni a Il mio canto
libero, da Pensieri e parole a Mi ritorni in
mente.
Per l’occasione il chitarrista ha raccolto la
maggior parte dei brani in tre medley. Il
risultato è decisamente apprezzabile: esecuzioni
precise, senza sbavature, dove la delicatezza
degli arpeggi colma perfettamente il vuoto
derivante dalla mancanza delle parole. Non solo,
ma il disco ci ricorda che Battisti era
soprattutto un compositore attento, raffinato,
mai banale.
Ci ritorni in mente (Gala Records, 1990) è
l’omaggio sincero concepito da alcuni musicisti
italiani. In questo gruppo troviamo cantanti e
strumentisti che provengono dalla musica leggera
e dal jazz: Enrico Rava e Antonella Ruggiero,
Mia Martini e Franco D’Andrea. La voce di Mango
disegna una versione convincente di Non è
Francesca, con la big band di Mario Raja che ne
costituisce il complemento ideale. La tromba di
Rava dialoga in modo suadente con la chitarra di
Riccardo Bianchi in E penso a te, mentre il
disco chiude in bellezza con il breve dialogo di
piano e sax (Zegna e Tonolo) che rilegge
Umanamente uomo: il sogno.
Quando il jazz incontra Battisti
L’attenzione che il jazz italiano ha dimostrato
per l’opera di Lucio Battisti viene confermata
da Francesca Bellino, autrice del recente volume
Non sarà un’avventura: Lucio Battisti e il jazz
italiano (Elleu, € 10). La giovane giornalista
aveva già dedicato al cantautore un altro libro
E' ancora vivo! Lucio Battisti risorge
attraverso i mezzi di comunicazione, tratto da
una tesi discussa nel 2000.
Il nuovo volume è frutto di una scelta
meritoria, perché l’autrice ha riunito in un
agile volume una serie di testimonianze, ricordi
e curiosità che documentano lo stretto legame
fra due mondi apparentemente lontani.
In questo modo il libro si differenzia
nettamente dagli altri libri dedicati a
Battisti, che in genere si concentrano sulla
carriera del cantautore.
Insieme al libro è uscito Battisti in jazz, un
CD antologico dove Francesca Bellino ha raccolto
12 brani registrati da vari artisti italiani.
Metà dei pezzi è tratta da Ci ritorni in mente,
di cui abbiamo già detto prima. Gli altri sono
eseguiti da varie formazioni nelle quali
compaiono i più prestigiosi jazzisti italiani,
come Alessandro Di Puccio (Emozioni), Rita
Marcotulli (Umanamente uomo: il sogno) e Giorgio
Gaslini.
Il grande compositore milanese, che sta per
compiere 75 anni, ha optato spesso per
un'accorta contaminazione con umori popolari e
contemporanei. Non a caso è proprio lui il primo
jazzista italiano che decise di avvicinarsi alla
musica del cantautore laziale. L’autore di
Fabbrica occupata sentì questo bisogno nei primi
anni Settanta, proprio mentre viveva la stagione
dell’impegno politico. La sua versione di Mi
ritorni in mente è uno dei vertici
dell’antologia.
Alessandro Michelucci
Tutti i diritti riservati
www.metamusica.com
Copyright 2005 Alessandro Michelucci
|