|
ARCHIVIO ARTICOLI
Una vita per la musica totale
“Senza di lui il jazz italiano non sarebbe
quello che è”: con queste poche parole Piero
Borri ha sintetizzato in maniera esemplare il
percorso artistico di Giorgio Gaslini.
L’affermazione allude all’incredibile quantità
di iniziative, spesso pionieristiche, realizzate
dal compositore milanese in oltre mezzo secolo
di attività.
Parlando di un musicista come lui è praticamente
impossibile non dimenticare qualcosa: la
quantità di iniziative legate al suo nome è
talmente sconfinata che solo un libro può
aspirare alla completezza. A questo ha già
provveduto egregiamente Adriano Bassi, autore di
Giorgio Gaslini. Vita, lotte, opere di un
protagonista della musica contemporanea (Muzzio,
1996).
Nel corso della sua lunga carriera il musicista
milanese si è dimostrato capace di spaziare dal
mainstream all’avanguardia più radicale,
affiancando alle proprie composizioni una serie
di riletture che vanno da Thelonious Monk a
Lucio Battisti, da Robert Schumann a Patti Smith.
Ha optato spesso per un'accorta contaminazione
con umori popolari, classici e contemporanei,
come dimostra il suo ultimo lavoro, Gaslini
Legend.
L’opera di Giorgio Gaslini rappresenta un
momento centrale della musica contemporanea. Non
solo, ma se oggi se il jazz viene insegnato
nelle università, se artisti come Paolo Fresu o
Stefano Bollani suonano regolarmente nei
maggiori teatri italiani, lo dobbiamo anche a
questo lucido visionario che ha lottato per dare
al jazz quella dignità che il conformismo
accademico voleva negargli. Oggi che Gaslini
compie 75 anni, ci sembra doveroso tracciare un
bilancio sommario della sua esperienza musicale.
Un bilancio parziale, perché il musicista
conserva una vitalità incredibile e ha in
cantiere numerosi progetti, come si può leggere
nell’intervista che segue.
Settantacinque anni, oltre mezzo secolo di
musica: è possibile fare un bilancio sommario?
Settantacinque, ma non me li sento. Sessanta di
carriera artistica, e me li porto tutti dentro.
Ma ogni giorno è nuovo e nuove sono le idee e i
progetti musicali per il futuro. E' intatta,
anzi moltiplicata per 75, la passione del primo
giorno.
Quale è
stata la sua più importante esperienza di
musicista, oppure l'incontro più stimolante?
Tanti sono gli incontri straordinari che ho
avuto il privilegio di avere, persone sublimi
dalle quali ho ricevuto stima, affetto e anche
scambio e amicizia, da Duke Ellington a Ornette
Coleman, da Leonard Bernstein a
Luciano Berio. Fra le tante esperienze
importanti che ho vissuto metterei senz'altro la
prima esecuzione di Tempo e relazione (1957), la
colonna sonora del film La notte di Antonioni
(1960), il disco New Feelings (1966), realizzato
insieme al Gotha dell'avanguardia mondiale,
primo disco italiano votato sul "Down Beat"
americano con il massimo punteggio, le fatidiche
5 stelle, le opere "Colloquio con Malcolm X"
(1973) e "Mister O" (1996) e più recentemenete
il concerto-spettacolo "U" (Ulisse) che ho
realizzato per il Festival Jazz di Terni (2003)
con il mio quintetto, con il trio di Uri Caine,
l'interpretazione di Marco Paolini e gli
elementi scenici di Arnaldo Pomodoro. Un evento
riconosciuto da tutti come tra i più unici e
innovativi di questi anni, seguitissimo dai
quotidiani, trasmesso in diretta dalla Rai
(Radio3), ma irresponsabilmente ignorato dalle
riviste specializzate. Misteri italiani.
Aggiungerei il primo dei miei concerti in Cina
(Pechino, 1985) e anche le prime esecuzioni al
Teatro alla Scala del mio balletto "Contagio" e
di altri due balletti e lavori sinfonici nelle
principali stagioni musicali italiane.
Esiste
qualcosa che si rimprovera, un errore che non
rifarebbe, una scelta di cui si è pentito?
A volte ho riposto fiducia e altruismo in
persone sbagliate. Ma in genere sono fedele alle
scelte fatte. Quello che conta è il percorso.
Come vede la situazione del jazz italiano?
Quando, nell'immediato dopoguerra, iniziai la
mia militanza nel jazz moderno, in Italia avevo
sì e no una decina di compagni di percorso. Per
questo introdussi l'insegnamento del jazz a
Milano (1957) in una scuola
privata e poi nei conservatori di Roma e di
Milano negli anni Settanta. Oggi in Italia ci
sono oltre mille bravi musicisti di jazz in
attività. Una situazione eccellente, no?
Un consiglio
per un giovane musicista che decide di dedicarsi
al jazz?
Le tipologie dei giovani aspiranti al mondo del
jazz sono in linea di massima tre: la prima è
quella del genio innato, per altro assai rara.
Il giovane di questo valore deve essere seguito
e aiutato a crescere. La teoria
viene dopo. Il secondo tipo è quello
caratterizzato da una grande musicalità. Ha
bisogno subito di formazione culturale e
teorico-tecnica. Può così arrivare a livelli di
eccellenza. Il terzo tipo è quello che studiando
e praticando il jazz si arricchisce
culturalmente e potrà applicare tutto ciò alla
sua attività didattica o esecutiva, con buoni
esiti. Un consiglio? Studiare, ascoltare,
mettersi alla prova e possibilmente stare vicino
a qualche grande leader.
Quali sono i
suoi programmi per il prossimo futuro?
Sto lavorando per il 2005: un nuovo disco di
piano solo dedicato a Sun Ra, un lavoro per
orchestra su John Coltrane per un festival
internazionale, l'esecuzione di una nuova opera
in teatro, e altri dischi sinfonici e di jazz.
Alessandro Michelucci
Sessant’anni di musica, da Monk a
Schumann
Giorgio Gaslini nasce a Milano il 22 ottobre
1929. All’età di 18 anni il musicista partecipa
al primo festival jazz del dopoguerra, che si
tiene a Firenze. L’anno successivo incide il
primo LP, Concerto riff (EMI).
Successivamente la sua passione sincera per ogni
forma di arte lo porta a collaborare con il
cinema: basti pensare alle colonne sonore per La
notte (premiata con il Nastro d’Argento), Un
amore, La porta sul buio, Profondo rosso.
Nei primi anni Settanta il musicista partecipa
attivamente alle lotte politiche del tempo,
portando la sua musica nei luoghi più diversi,
dai carceri alle università.
E’ il primo titolare dei corsi di jazz al
Conservatorio S.Cecilia di Roma (1972-73) e al
Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano
(1979-80). Dai suoi gruppi emergono molti
musicisti di rilievo, come Roberto Della Grotta,
Patrizia Scascitelli e il compianto Massimo
Urbani.
Una parte importante della sua attività è quella
orchestrale: ecco quindi la Grande Orchestra
Nazionale, fondata nel 1991,
la collaborazione con l’Italian Instabile
Orchestra (per la quale ha composto Skies of
Europe, 1995), e la più recente Proxima Centauri
Orchestra.
Invitato a suonare in ogni continente, Gaslini
collabora in vario modo con i maggiori jazzisti
mondiali, da Archie Shepp a Ornette Coleman. Ad
altri grandi dedica omaggi bellissimi: Gaslini
Plays Monk (1981), Schumann Reflections (1984),
Ayler’s Wings (1991).
Nel corso della sua lunga carriera Gaslini
pubblica anche vari libri. Il più celebre è il
primo, Musica totale (Feltrinelli, 1975), che
contiene il Manifesto per la musica totale, già
concepito nel 1964, dove l’autore auspica “la
sintesi di tutte le culture e (…) la fusione di
tutti i linguaggi musicali”.
Una versione aggiornata di Musica totale viene
pubblicata nel 2002 da Baldini & Castoldi. Un
altro testo teorico è Tecnica e arte del jazz
(Ricordi, 1982), mentre Monk (Stampa
Alternativa, 1990) è un omaggio al grande bopper
nero, che Gaslini annovera fra i propri
ispiratori.
Il nuovo disco
L’ultima fatica discografica del compositore
milanese è il doppio Gaslini Legend, pubblicato
dalla Splasc(H).
Il primo disco raccoglie una fantasia di motivi
eseguiti al piano: da Gershwin (Bidin’ My Time)
a Dvorak (Humoresque), Gaslini ci propone un
piccolo viaggio attraverso la storia musicale
del Novecento. Il musicista rivolge alcuni
omaggi ai colleghi americani, come Keith Jarrett
(In Front) e Miles Davis, al quale dedica la sua
intensa Around About Miles. Spicca la personale
rilettura del classico Over the Rainbow. Il
secondo disco, intitolato Canti dal mondo,
contiene cinque gruppi di brani dedicati al
patrimonio tradizionale di altrettanti paesi.
Nell’iniziale Italian Suite il piano è
affiancato dal contrabbasso incisivo di Roberto
Bonati, che compare anche nella breve Nana de
Sevilla.
Nel pezzo finale, la lunga Trovadorica, Gaslini
chiama accanto a sé il Troubadours Art Ensemble
di Gérard Zuchetto.
In questo matrimonio fra jazz e musica medievale
si riafferma il concetto di una musica totale
che tende allo scambio e alla contaminazione.
Del resto il jazz, nato dalla volontà di
riscatto della comunità afroamericana, ha saputo
coniugarsi fecondamene con le espressioni più
diverse, dal rock britannico ai raga della
tradizione indiana. Questo continuo
arricchimento culturale ha prodotto un
patrimonio culturale prezioso, al quale Giorgio
Gaslini ha dato un contributo fondamentale.
Alessandro Michelucci
Tutti i diritti riservati
www.metamusica.com
Copyright 2005 Alessandro Michelucci
|